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Bei sentimenti, generosità; speriamo che la realtà sia così! BUONO

Il finale solleva un film a tratti un po’ noioso e non tanto stimolante. Ma almeno la morale di fondo è buona come l’animo dei protagonisti. BUONO

Buon film realizzato con pochi mezzi economici. BUONO

Recitazione molto spontanea incentrata sui sentimenti sinceri  bene espressi. Montaggio che denuncia qualche carenza probabilmente dovuta alla mancanza di nomi importanti del “grande cinema” e dei finanziamenti conseguenti. MOLTO BUONO

Mi ha colpito la spontaneità dei protagonisti, nonostante tutto. Film realizzato con un costo veramente misero che fa riflettere sulla situazione attuale. OTTIMO

Forse il film dal punto di vista cinematografico non è impeccabile con un montaggio spezzettato (volutamente?) ma sicuramente gradevole e con interpretazioni ricche di spontaneità. Il messaggio che ne rimane, seppur semplificato, è positivo e tutto sommato induce a speranza. MOLTO BUONO

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Molto bella la figura del padre che non sapeva neanche scrivere ma voleva che le figlie studiassero. MOLTO BUONO

Film molto toccante e coinvolgente. MOLTO BUONO

Film africano di buona fattura anche dal punto di vista cinematografico ad eccezione di alcuni passaggi. Tema trattato con uno stile classico che rende merito al grande impegno delle associazioni a tutela dei più deboli. MOLTO BUONO

Storia di emancipazione e di coraggio tutto al femminile ambientata in un mondo molto al maschile.

Tematica impegnativa trattata in modo delicato anche se ingenuo. La nostra società dovrebbe essere più avanzata; ma sicuro che l’Africa è così lontana? DISCRETO

Molto istruttivo perché riporta a fatti reali se li confrontiamo con la nostra realtà. La loro società “primitiva” è molto più capace di cambiamento della nostra. Bella lezione! OTTIMO

Molto efficace e coinvolgente. Dimostra come lo sviluppo culturale è sempre lento… E’ molto più veloce il regredire. Però è sempre possibile ricominciare. OTTIMO

Bel film che ci racconta la cultura dell’Africa con momenti intensi nei rapporti fra donne per il trionfo della giustizia. OTTIMO

Dall’Uomo di Neanderthal ai giorni nostri la Comunità umana si è data delle regole e sviluppato delle tradizioni derivanti dalla necessità di adattarsi e di sopravvivere nelle più diverse condizioni ambientali. Nel corso dei millenni siamo giunti all’elaborazione di Leggi, Regolamenti, Consuetudini sempre più elaborate e complicate spesso in contrasto con le usanze tradizionali precedenti e ritenute inderogabili, per  cui il necessario periodo di adattamento richiede tuttora un certo periodo di transizione e mediazione. Nelle Comunità meno evolute, con ordinamenti fondati sulla tradizione, che l’uomo abbia maggior potere della/sulla donna sembra essere del tutto naturale. Fino a non molto tempo fa in Italia esisteva il “delitto d’onore” e recentemente un ragazzo ha dato fuoco alla sua giovane fidanzata, la quale lo ha difeso chiedendo che non gli venisse fatto alcun male e confermando il suo amore per lui. Quasi quotidianamente viene data notizia del compimento di un “femminicidio” in Italia, Nazione non di certo con organizzazione tribale. Allora mi viene da pensare che sia purtroppo un’utopia (come il voler far scomparire la Guerra dalla faccia della Terra) sperare che attraverso l’educazione, l’istruzione, i provvedimenti di Legge o altro, si possa eliminare dalle Comunità umane che popolano la Terra questo insano potere che il maschio esercita sulla femmina, ormai rassegnato che quelli che si configurano come odiosi delitti siano una manifestazione inevitabile della stessa natura umana, una programmazione genetica ineludibile. OTTIMO

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Molto bello, sotto le risate si riesce a riflettere su molti temi importanti. OTTIMO

Simpatico, piacevole; tratta temi importanti con leggerezza! MOLTO BUONO

Divertente e profondo. BUONO

Molto belle le scene dei paesaggi. Fa pensare sul mettersi in gioco senza pregiudizi. MOLTO BUONO

Per quanto surreale bella rappresentazione dei diversi aspetti con cui gli italiani affrontano relazioni e rapporti sociali, di lavoro, sentimentali e familiari, rivalutando anche quelli che hanno una parvenza negativa. MOLTO BUONO

Film non del tutto banale, ma i temi sono trattati in modo superficiale, confuso, pieno di luoghi comuni. Ogni tanto si ride e non è volgare, ma non basta per fare un buon film. SCARSO

Dopo una ovvia premessa che si tratta di un film comico è utile soffermarsi su quello che resta alla fine. Ridere di se stessi forse ci aiuta a conoscerci meglio. Aldilà dei luoghi comuni utilizzati, il film spiazza piacevolmente, dapprima portandoti da una parte per poi bruscamente sterzare da un’altra facendo partire la risata e allo stesso tempo riflettere su certe pochezze umane a cui pochi un po’ tutti incorriamo. L’italiano fa brutta figura ma è al contempo capace di scelte generose che lo redimono e ne esaltano le sue capacità. MOLTO BUONO

Cultura non è pesantezza. Non ci si deve vergognare di sorridere. OTTIMO

Molto realistico! OTTIMO

La prima volta che l’ho visto ci avrei dato 4 stelle, preferendogli Sole a catinelle, ma alla seconda volta il giudizio è migliorato. Le ragioni sono semplicemente 2: pur ricordando buona parte delle gag e aspettandomele, non ho potuto fare a meno di sganasciarmi di nuovo, e tanto; inoltre, liberato dall’attenzione per la trama che già conoscevo, ho potuto notare e apprezzare tante sottigliezze di regia che mi erano sfuggite: la cover con la foto della mamma sul telefonino, la sigla della domenica sportiva usata per la scena al centro d’accoglienza dove il nostro sceglie gli immigrati da far entrare nel nostro paese in base all’abilità calcistica… Il film tratta tematiche importanti in modo leggero. Mi piace ricordare a proposito, anche se erano suggerimenti per la letteratura e non per il cinema, le prime due qualità esposte da Italo Calvino nelle sue “Lezioni Americane”: la leggerezza e la brevità. Leggerezza non significa banalizzare, ma trattare senza pesantezza temi importanti, sfrondando il linguaggio e la rappresentazione da pesi eccessivi che finiscono per renderlo meno scorrevole e soprattutto fruibile. La brevità poi, trattandosi in questo caso di cinema, attiene al taglio delle scene, alla qualità del montaggio, alla cura dei particolari e alla perfetta macchina narrativa che alterna sapientemente sequenze descrittive a irresistibili gag. Chi ama Zalone troverà nel film il marchio inconfondibile del suo stile e della sua comicità: quando cioè si crede di aver capito ciò che sta per dire, lui invece svolta verso un esito inatteso, originale e per questo comicissimo. Un esempio di tale procedimento in questo film è la sequenza dove, dopo una lunga forzata separazione dalla compagna, il protagonista lascia intendere che ha conservato il suo numero salvo poi, quando parte la telefonata, scoprire che il numero a cui si riferiva non è quello di lei, ma quello del cacciatore che gli procurava le quaglie di cui il nostro è ghiottissimo. Naturalmente a parole non rende, bisogna proprio vederlo. Uno dei temi principali del film è il lavoro e la demolizione, almeno così si è voluto vedere, del vecchio obsoleto mito del “posto fisso” e del relativo modo clientelare della politica di utilizzare il pubblico impiego nella “prima repubblica”. In verità Zalone evidenzia sia le pecche riconoscibili del vecchio sistema, sia quelle altrettanto evidenti del nuovo: soprattutto la precarietà, l’incertezza e lo sballottamento del lavoratore anche volitivo e capace, come lo è Valeria, la compagna del protagonista del film. Alla fine, mi pare di poter concludere, gli sprechi e i favoritismi del vecchio sistema sono inaccettabili, ma non per questo va disconosciuto il valore di un pubblico impiego efficiente che possa dare stabile occupazione e fornire servizi validi a prezzi di mercato.

 

 

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Soggetto poco prossimo alla nostra realtà ma tratta in modo esauriente il problema morale di difendere l’ambiente e le attività economiche/industriali che ne determinano il degrado. Un dilemma mai risolto, che i metodi “democratici” hanno difficoltà a gestire o comunque ad indirizzare le scelte che soddisfino le esigenze con interessi contrastanti. L’uso dei metodi violenti certamente non è la migliore soluzione. MOLTO BUONO

Terrorismo o totale disinteresse: modi estremi per approcciarsi ai gravi problemi etici e morali. La protagonista “sembra” alla fine trovare un equilibrio. Se da un lato non possono essere assolti i militanti per le loro azioni violente dall’altro una posizione di apatia nei confronti dei temi trattati   è comunque dannosa per la comunità. MOLTO BUONO

Molto pesante. BUONO

Interessante, inquietante, con molte chiavi di lettura. Ma nessuno ne esce vittorioso. MOLTO BUONO

Avvincente e profondo allo stesso tempo. MOLTO BUONO

 

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Molto bello e poetico. OTTIMO

Bellissimo e pieno di poesia. OTTIMO

Film molto bello: storia delicata che tocca sentimenti profondi e li descrive con rispetto e precisione. PS: Presentazione un po’ personalistica e poco efficace, poco centrata sul film. MOLTO BUONO

Una efficace descrizione delle lacerazioni di chi lascia un mondo per un altro. Recidere le radici è difficile, ma spesso necessario per crescere. MOLTO BUONO

Film sui sentimenti: l’amore per il proprio compagno, per il proprio paese, per i propri cari. Nostalgia e scelte di vita libere che comportano abbandoni e coraggio. Temi ritenuti talvolta scontati. Presentazione del film fresca e godibile con spunti originali. MOLTO BUONO

Mi è piaciuta la scelta dell’autrice: è prevalso l’amore nuovo. OTTIMO

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Ben realizzato! Buona scelta di film. Azzeccato. OTTIMO

Non credevo che in Australia ci fossero state storie di questo tipo. Gli occhi delle tre protagoniste parlano da sole e non bisogna aggiungere altro. OTTIMO

Film che fa prendere coscienza del difficile e mai compiuto cammino verso l’umanizzazione della società. OTTIMO

Molto buono e bellissime le scene. OTTIMO

Nell’introdurre il film sarebbe meglio ridurre i tempi ed evitare di anticipare la trama. Grazie. Inoltre dare maggiore spazio ai commenti in platea. BUONO

Il film ha il pregio di gettare luce su una realtà da noi poco conosciuta. BUONO

Poesia… Sperando che anche per altri ci possa essere un lieto fine. OTTIMO

Le ricerche delle ragazze vengono sospese per mancanza di fondi, speriamo che il “male” termini ciò che lo alimenta. OTTIMO

Ottimo tema ben trattato, del tutto attuale che invita a smuovere i poteri forti da una situazione consolidata di prevaricazione, dominio, sfruttamento di gruppi etnici svantaggiati da condizioni ambientali difficili ma che hanno sviluppato culture e civiltà con principi morali quasi sempre pari se non migliori dei nostri, affermati con troppa presunzione. OTTIMO

Se non fosse una storia vera avrebbe dell’impossibile l’impresa umana delle tre ragazzine protagoniste. La forza che trasmettono (soprattutto la più grande) lascia senza parole ma al tempo stesso si empatizza con un’umanità sottomessa costretta ad epiche fughe per riappropriarsi della propria libertà e ritagliarsi uno spazio degno nella società. MOLTO BUONO

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Considerazione: Se un individuo guadagna senza produrre, da qualche parte nel mondo c’è uno che produce senza guadagnare. DISCRETO

Non adatto ad un Cineforum. PESSIMO

Ottimo film ben fatto e tematiche ben trattate e da riprendere nel cineforum. OTTIMO

 Del film ho capito solo una cosa. Sono felice di non appartenere a quel mondo e di tirare avanti onestamente con la mia misera pensione. OTTIMO

Mi sento un po’ triste, anzi senza il po’. MOLTO BUONO

Che noia! SUFFICIENTE

Linguaggio tecnico che ti permette di capire poco dei sistemi finanziari. Proprio come nella realtà. La percezione che si ha è quella di un sistema deviato e profondamente avido. Film difficile ma di doverosa visione. BUONO

Argomento molto tecnico trattato probabilmente in modo corretto ma di difficile comprensione per un pubblico di media cultura. Nonostante una introduzione esplicativa, i ritmi frenetici non aiutano a comprendere i meccanismi della finanza che influiscono in modo determinante nella nostra esistenza e nel nostro benessere. Ne deriva un’impressione totalmente negativa di un mondo di cui non si può fare a meno. Per quanto l’argomento scelto sia valido questo titolo non mi è sembrato del tutto adatto al nostro Cineforum. SUFFICIENTE

 

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Storia terribile con personaggi squallidi nella vita professionale e personale. Che tristezza. BUONO

Un film molto duro, inquietante proprio perché fotografa un aspetto della nostra società. Il profitto è sempre al centro e la persona è sempre colei che paga. Logica del mercato! Realtà tremenda. MOLTO BUONO

Il Dio denaro la fa da padrone sulla pelle di chicchessia. MOLTO BUONO

Eccessivamente grottesco. Distoglie l’attenzione dai problemi reali. PESSIMO

Tra i vari ed interessanti spunti di riflessione offerti dal film, non può certo includersi l’inevitabilità di certi comportamenti – spregiudicati sino alla corruzione – di alcune aziende produttrici di medicinali (e segnatamente di quella descritta dal regista), finalizzati alla collocazione sul mercato di propri prodotti. Ciò non solo perché il reato costituisce un limite il cui superamento non può essere accettato, ma perché anche in economia i comportamenti virtuosi ed eticamente corretti rappresentano un valore aggiunto che ripaga nel lungo periodo, in quanto confermano che l’azienda che li adotta gode di buona salute,  è competitiva su mercato e, quindi, non ha bisogno di ricorrere a sotterfugi di sorta. In buona sostanza, come appare chiaramente nel film, tali comportamenti – essendo necessari per collocare prodotti che, altrimenti, sarebbero esclusi dal mercato – sono chiaro sintomo di debolezza e di fragilità economica.

Preoccupante e molto bello. OTTIMO

Duro e inquietante. BUONO

Speriamo che non sia proprio così! BUONO

I film in genere dovrebbero servire a provocare reazioni in chi li guarda: possano essere loro di ammirazione, disapprovazione, emozioni, ricordi o altro. “Il venditore di medicine” è un film che non può piacere per l’immagine che dà della nostra società, ma al tempo stesso è utile e costruttivo se raffrontato alla propria esperienza personale. Il sistema che emerge è frutto di una scelta di vivere in una certa maniera che mettendo il profitto o meglio l’avidità al primo posto non può far a meno di calpestare chiunque si opponga allo stile in un ambiente di complicità. C’è un personaggio che emerge per il suo senso di giustizia ed è il giovane medico che denuncia l’informatore scientifico; ma evidentemente è troppo solo. BUONO

Realistico. Chiediamoci perché non vogliamo essere sempre “seri”. Guardiamo nell’archivio di casa: a cosa servono? MOLTO BUONO

Una triste fotografia di uno degli aspetti basilari della gestione della nostra Sanità. Quanti dei nostri medici a cui affidiamo la nostra preziosa salute sanno resistere alla tentazione di accettare una certa regalia, per non accondiscendere alle richieste di “spingere” l’uso, l’acquisto di un certo farmaco, non sempre di provata efficacia? Siamo quindi sicuri che il farmaco che ci viene prescritto è quello più efficace per una certa cura, nonchè quello che a parità di risultati è il meno costoso, e non quello che DEVE essere ordinato per raggiungere un certo budget, a vantaggio dell’Informatore scientifico e quindi dell’industria produttrice? Queste Industrie sono degli squali che puntano unicamente al massimo profitto, non concedono la produzione di medicinali salvavita o curativi di gravi infezioni largamente diffuse, coperti da brevetto, nei paesi del Terzo Mondo. Le stesse industrie non si cimentano nella ricerca di farmaci capaci di curare le cosidette “Malattie Rare” che contano pochi malati e quindi ricerca e produzione non sarebbero remunerati da una vendita troppo limitata. Dagli ampi margini di guadagno che queste Industrie realizzano, dovrebbe essere trattenuta una quota sufficiente per ciascun Stato che le ospita per finanziare la Ricerca farmacologica presso Università e Enti Ospedalieri. Al contrario cifre importanti vengono destinate, con il meccanismo che abbiamo visto, per Convegni, omaggi, Pubblicazioni, viaggi esotici, materiale vario, corruzione, ecc. Il film denuncia un aspetto vergognoso della nostra Società, asservita al profitto, ma bene avrebbe fatto il regista a inserire alcune immagini di repertorio, proponendo allo spettatore questo tipo di considerazioni e indicando una via di possibile moralizzazione. Comunque BUONO per Sceneggiatura e Recitazione.

 

140x200_PerfettiSconosciuti.inddOttimo il gioco per mettere a nudo le nostre coscienze. OTTIMO

Buona discussione e profonda. OTTIMO

Non è lo strumento responsabile. Lo è l’uomo. Lo strumento fa solo emergere la realtà. MOLTO BUONO

Non è la tecnologia a rendere squallide le persone; è proprio che le persone possono essere squallide e infelici di ciò che hanno. BUONO

Imparare a lasciarsi. Quando si ama una persona la si protegge. BUONO

Non è successo niente! Ma cosa sarebbe potuto succedere… E’ questo ciò che sembra dirci il film che con intuitive idee descrive come le bugie possono mantenere inalterate le relazioni per “il quieto vivere di tutti”MOLTO BUONO

Di primo acchito, anch’io ero portato a concludere che quanto era avvenuto durante la cena non appartenesse alla realtà: due i fatti oggettivi che sembravano confermarlo: gli orecchini che Eva possedeva anche dopo l’uscita degli altri convitati (e che quindi non poteva aver “restituito” a Cosimo) e il modo con cui Carlotta, al rientro a casa, ha indossato le mutandine (non sarebbe stato che lo facesse “furtivamente” e di nascosto dal marito, se la vicenda fosse realmente accaduta). Vi sono, però, altri due fatti che non vanno sottovalutati: gli esercizi ginnici di Peppe effettuati alla fine del film sul ponte, nonché il vistoso rossetto (trucco) che Bianca si è applicata in bagno prima di lasciare il consesso (rossetto particolarmente evidente perché smaccatamente in contrasto con il suo viso singolarmente pallido).Gli esercizi di Peppe fatti durante la cena e alla fine possono essere (e credo che lo siano per il regista, data l’enfasi con cui li evidenzia) un riferimento alla effettiva successione temporale dei fatti, a conferma che essi sono effettivamente avvenuti; il vistoso trucco di Bianca sembra indicare che la vera recita dei protagonisti (ma non di tutti) comincia con la fine del film. L’unico che non deve recitare (e che quindi può continuare a fare quello che faceva durante la cena dopo la scoperta della app. ginnica sul suo telefonino) è Peppe che non ha più nulla da nascondere perché ha dichiarato la sua omosessualità. In questo contesto piuttosto suggestivo, ma totalmente squallido (cui credo che il regista abbia pensato) nel quale tutti meno Peppe hanno deciso di continuare a vivere recitando una parte perbenista assolutamente a loro estranea, può esserci stato spazio per una restituzione degli orecchini a Eva; sarebbe stato, inoltre, fuori copione che Carlotta indossasse le mutandine in maniera meno “riservata”.

 

Molto buona la recitazione, realistica e aderente al tema. Purtroppo, forse a causa della cadenza romanesca di alcuni attori, non sempre alcune parole/frasi erano ben comprensibili. Regia sicuramente buona e ottimo l’aggancio all’eclisse di luna che nella sua evoluzione schematizza le fasi con cui si sviluppa il “gioco della verità” tramite l’apertura a tutti dell’accesso a messaggi e conversazioni provenienti dai cellulari, che non sono nient’altro che gli strumenti attraverso i quali mettere a nudo quanto tutti i protagonisti tengono segreto agli altri della propria intimità, dei propri intrallazzi e marachelle. La comicità dei dialoghi fa da velo ai seri problemi di morale, reciproca accettazione delle altrui debolezze e particolarità, sincerità dei rapporti familiari e amicali. Man mano che le diverse situazioni vengono messe in chiaro anche l’eclisse tende a presentare la luna sempre più chiara fino al suo compimento, quasi a significare che anche i rapporti personali riprenderanno la loro normalità, accettando come inevitabili le manchevolezze, i comportamenti scorretti che fanno parte della vita quotidiana dell’umanità in generale.